Lavoro, proprio così. Perché ormai da molti anni, Mario ha abbandonato il cosiddetto “posto fisso” in una grossa banca, dedicando anima e corpo al calcio amatoriale, che in questi ultimi anni ha visto affiancarsi anche quello giovanile. Di nuovo qui si aggiunge che la scriminante non esiste “quando l’intervistato esprima valutazioni critiche gratuitamente offensive, perché in questo caso l’illiceità delle dichiarazioni riferite è immediatamente rilevabile dal giornalista, senza neppure l’esigenza di indagini intese a verificarne la corrispondenza ai fatti”. A tal proposito si cerca di mettere un freno all’uso disinvolto che molti comuni fanno delle multe riscosse per ripianare i buchi di bilancio. Generalmente le interviste della Fallaci si aprono con la descrizione fisica dell’interlocutore, del luogo del colloquio, e di alcuni elementi utili a mettere in guardia il lettore sul personaggio o a smontare alcuni luoghi comuni su di lui. I ritratti della Fallaci si riconoscono innanzitutto per la loro lunghezza sterminata.
Però non vuole presentarsi nemmeno come una semplice raccolta di interviste per gli studiosi del potere e dell’antipotere. Dunque Padellaro avrebbe dovuto eliminare dalla rielaborazione scritta dell’intervista la frase contenente gli “eccessi deliranti” perché l’accusa risultava chiaramente diffamatoria. Nel1991, il tribunale di Roma precisa poi che “la pubblicazione di una intervista contenente notizie diffamatorie, può diversamente ritenersi lecita allorché soccorrono gli estremi della verità dell’informazione, sotto il duplice profilo della fedele riproduzione del pensiero dell’intervistato e della verità della notizia dallo stesso riferita, dell’interesse pubblico alla conoscenza e della correttezza delle espressioni usate”. Stampa termica sul retro, sotto il colletto. Un colletto divenuto iconico grazie a Cantona, calciatore che più di altri ha saputo guidare la crescita del club ma anche dell’intero movimento calcistico inglese, elevando il livello della Premier. Finchè non è tornato, più forte anche nella testa. L’avversaria più forte e, insieme, una patente di grandezza. Quattro anni dopo, la sentenza della Corte di Cassazione n.2283 del 25 Gennaio 1999 (passata alla storia come “sentenza Ferrara”) condanna oltre a Ferrara anche Padellaro e Rinaldi perché si sono resi responsabili di concorso nel reato di diffamazione.
In altre parole, se l’intervistato è una persona con una carica pubblica particolarmente importante, oppure un personaggio noto e influente per l’opinione pubblica, il giornalista fa bene a pubblicare le sue dichiarazioni perché è già una notizia il fatto che le parole vengano proprio da quel personaggio. Altra cosa è quello che mi sono permessa di specificare al collega Cozzolino, perché quello non era proprio un fatto personale. Nel Giugno del 1995, il giornalista Antonio Padellaro intervista per L’Espresso il collega Giuliano Ferrara sul delicato tema della custodia cautelare. Rimane, però, dubbio come mai, nel momento in cui il Presidente ha dichiarato che i lavori erano sospesi, non ci sia scritto: «dagli scranni del PD, nonostante l’indecente intervento del deputato Speranza, si ammirano scene di giubilo paragonabili ai bambini della terza elementare quando suona la campanella per la ricreazione o per l’uscita da scuola» (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Sibilia, immagino sul processo verbale, ora. PRESIDENTE. Grazie, onorevole Frusone. L’incipit di Intervista con la storia, la raccolta delle interviste con i potenti della terra pubblicata nel 1974, è un manifesto fedele dell’approccio di Oriana Fallaci alla tecnica dell’intervista. A questo punto del nostro percorso, è importante citare anche la sentenza della Cassazione del 17 febbraio 1995, che configura per le interviste diffamatorie “l’esimente putativa del diritto di cronaca nei confronti del giornalista, tutte le volte in cui la notizia è costituita non solo dalle dichiarazioni dell’intervistato, quanto dalla qualità di questi, idonea a creare affidamento sulla veridicità delle sue affermazioni, sì che l’eventuale omessa pubblicazione dell’intervista si risolverebbe in una forma di censura”. Questa linea dottrinale è confermata dalla sentenza della Corte di Cassazione del 5 Febbraio 1986, dove leggiamo: “Il giornalista che abbia causato la pubblicazione di un’intervista, contenente dichiarazioni ritenute offensive dell’altrui reputazione, concorre al reato di diffamazione a mezzo stampa poiché mediante il suo intervento si è resa di pubblico dominio la denigrazione della personalità morale dell’offeso”. È una caratteristica tipica del suo stile di giornalista e di scrittrice; ancora oggi quando interviene sui giornali, i suoi pezzi occupano intere pagine.
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